Stop the Israeli-Palestinian war in you….

28 Lug

Dear World,

I write a letter to you, because this thing of the war in Palestine and Israel asks for this few letters.
Why these? God only knows. Which letters? I don’t know. I know they are pressing forward, and here I stand, not knowing yet which they are.

I know there is something different than what I read so far. Different from the rhetoric I have seen, different from the “I know whats” that are all over the place, different from the “That’s where I stand”.

Where do I stand, then?
I stand behind peace, full stop. Also, I stand behind Truth.

Truth is: these guys want their war, collectively.
The other day, a few days before war erupted, a good Jewish friend wrote on his wall about the three teen-agers that were abducted and killed brutally. I commented with an old Hawaiian mantra, Ho’Oponopono (“I am sorry, forgive me, thank you I love you”), which is designed to bring back love into anything, to allow for a step back, to see with equanimity. Even if he did not do it knowingly -he thought my words had been mistakenly posted there- he erased the mantra from his post. I knew from that event that nothing would have stopped the war from erupting.

Nothing could stop it, for many reasons:
* Jews want it. For millennias they have played the role of the prosecuted, and plotted for power. They are intimately tied to that role, their entire collective identity is invested in that. If they stopped, they would not know who they are anymore. That’s why they jumped into it, and the voices among them who know better, who are aware of the self destructiveness of this madness, are not yet strong enough to stop this karma.
* Arabs want it. For millennias the most ruthless among them have exploited the weaknesses of the Arab conditioning and mind, in order to secure and maintain power, by chasing, demonizing and promising to erase the infidel from earth. And the people still buy into that particular version of madness, it gives them an easy target for their rage, and stops them from watching the cowardy of not standing up to their own crazy, blood-hungry brothers.
* Everybody else around: they just pick a part! In this game of madness, very few actually step back and breathe, send love, pray for this ego-induced, ego-nurtured madness to stop, speak soft words to the ears of the mothers involved there, to the ears that could be listening. Most still scream louder voices against the left or the right, against the friend’s enemy, against whatever they fear most. Doing so, they just nourish the war.

“But I am standing for the weaker!”. Is there a weaker among the parties involved? Really?

I stand for love, for peace, I don’t buy my mind’s take on it. Nor should you.

If you really want it to stop, stop the war in you first. That is what makes the war out there worse, that’s the little piece you can contribute to peace.

Stop throwing stones -no matter how small- into the lake, if you want it peaceful. Start breathing and feeling that pain. Help people feel theirs. Do not create new pain, please, and commit not to.

I am sorry, forgive me, thank you, I love you.

Vasco Satsang — cantare la Verità

4 Lug

Quanto scrivo qui nasce da un percorso che ho cominciato circa 18 anni fa, e che é diventato centrale nella mia vita da 15, il viaggio spirituale. La lettura della mia rockstar preferita alla luce di questo é una conseguenza logica, visto che ogni aspetto di me ne é stato toccato. Scriverne é stata una tentazione per molto tempo, a cui ho finalmente dato corso. In fondo credo che potrebbe essere utile a qualcun altro sapere che esistono forze, all’interno della musica e delle liriche del Rossi nazionale, che vanno oltre il semplice gusto. D’altronde che si tratti di un fenomeno era evidente già da molto tempo, e questo è solo un pezzettino, forse un dettaglio, molto importante per me.

Nel percorso spirituale ho incontrato molte persone, e le più brave nel guidarmi o ispirarmi lo facevano e lo fanno grazie ad una qualità particolare nel parlare. In questo circuito la chiamano Satsang, una parola sanscrita che significa “Incontro nella Verità”. La verità con la V maiuscola è così profonda che la persona parla direttamente per me, oppure racconta qualcosa che ha trovato per se ma mi riguarda e non lo avevo notato, oppure mi risuona dentro per empatia.
Chi ha intrapreso questa strada di solito ha imparato rapidamente a trattare questa qualità del parlare e del condividere con la massima attenzione e rispetto. Spesso genera vera e propria devozione, e coloro che parlano Satsang sono talvolta chiamati addirittura Maestri. Personaggi a volte ignoti, altre di fama ragionevolmente ampia: oggi Eckhart Tolle e il Dalai Lama, ad esempio; in un passato relativamente recente persone come Ramana Maharshi, Osho, Krishnamurti, Nisargadatta; più antichi: Lao Tsu, Buddha, Gesù Cristo e San Francesco, Maometto e Rumi.

Ma di che verità parliamo? Non di quella dei pensieri. Ciò di cui parlo è quel tipo di verità che risuona nelle tue viscere, e potrebbe essere tranquillamente… irrazionale. Anzi molto spesso Satsang appare come irrazionale, talvolta addirittura rivoluzionario. Come Gesù Cristo deve essere apparso ai mercanti nel Tempio, di certo come spesso appare il Blasco nazionale.

Cosa stacca Vasco dal resto? Ascoltandolo (ancora meglio dal vivo, e infatti ora mi incammino verso San Siro) ciò che a volte sembrava sepolto dentro di me riprende vita, ciò che è vivo esplode.
Vasco canta Satsang. Il suo cantare si manifesta esattamente come descrivevo sopra: tu che lo ascolti sai che si tratta di questo perché le parole suonano corde di una verità profonda dentro di te, e sono vive. Ascoltarle esercita due effetti: ti risveglia, il che porta un sacco di gioia e allegria pura, e ti fa notare cose che albergano dentro di te, o domande la cui risposta è rilevante ma non necessariamente è stata data correttamente.

Come mai non fa a tutti questo effetto? I motivi possono essere vari.

Il primo è che non a tutti la particolare fragranza di un Satsang risuona, o fa effetto. Nel mio caso ad esempio ho percorso centinaia di migliaia di miglia per andare ad ascoltare dal vivo Eckhart Tolle, ma non sono particolarmente attratto dal Dalai Lama. Pur vedendo e apprezzando molto il valore delle parole di quest’ultimo, non hanno lo stesso potere di trasformare me. Le noto e a volte le ascolto, ma se entro in contatto con ciò che comunica Eckhart tutto me stesso si dedica all’ascolto. Mi ha trasformato, nel corso degli anni, al punto che ho lavorato un anno e mezzo per farlo venire in Italia lo scorso Ottobre.

Il secondo motivo é che devi essere pronto. Per questo é necessaria spiegazione un pochino più lunga. Nel mondo spirituale (raramente in quello religioso), viene posta l’attenzione su un concetto che potremmo chiamare Risveglio. Prima che il “fammi la Grazia” diventasse una specie di invocazione superstiziosa, questa parola aveva un valore molto speciale. Nella religione Cattolica il concetto di Grazia puntava proprio al risveglio, ed era talmente importante che ha causò la profonda divisione in tre rami della religione Cattolica, che osserviamo ancora oggi: Sacra Romana Chiesa, Calvinisti e Protestanti. I primi sostenevano che la Grazia te la può dare Dio o la Chiesa (c’erano certi interessi economici dietro), i secondi e i terzi sostenevano che te la può dare solo Dio a fronte del tuo lavoro -interiore e/o nel mondo- e una dimostrazione tangibile che sei stato toccato dalla Grazia è il tuo successo. Da qui nasce anche il capitalismo, prima come filosofia di accumulo a fronte di una vita morigerata, poi inquinato dalle tentazioni e debolezze umane. Come spesso accade nelle contese più feroci, avevano un po’ di ragione tutti.

In che cosa consiste il Risveglio? L’essere umano nel corso della sua evoluzione ad un certo punto ha sviluppato la mente (ricordate il “Peccato Originale”, con la mela che é il frutto della conoscenza?). Per mente qui si fa riferimento all’invenzione delle parole, ed al meccanismo che trasforma in parole ciò che sperimentiamo. Questo meccanismo spesso si impadronisce delle nostre facoltà cognitive, limitandole grandemente. Nel mondo spirituale si parla di risveglio quando la persona riesce a “scappare” da questo meccanismo. Tanto maggiore é la capacità di esserne indipendente, tanto maggiore la persona sperimenta pace interiore, armonia e lucidità. La meditazione é considerato in genere il meccanismo più efficace per ottenere il risultato.

Se non hai sviluppato un minimo di risveglio, Vasco funziona relativamente poco. Potrebbero piacerti alcune canzoni specifiche, magari sopratutto quelle vecchie, quando cantava sopratutto emozioni di frequenza abbastanza bassa (rabbia, giustizia sociale, sesso, romanticismo un pochino cinico), che toccano un po’ tutti, ma non “capisci” quelle nuove. Eppure anche in quelle vecchie c’era traccia molto pesante del contenuto spirituale di qualità estremamente elevata, cui faccio riferimento in questo articolo. Sally é forse la prima in cui questo contenuto diventa fortemente prevalente: lui canta di una persona Liberata (un passettino oltre a una persona che abbia sperimentato un Risveglio). Dentro la canzone Angeli c’è la descrizione del Risveglio, anche con parecchi dettagli, mentre nell’ultimissima “Dannate Nuvole” c’è la parte finale del viaggio, di cui possono parlare davvero in pochi.

Buon concerto!

Generazione di Telemachi

3 Lug

Il nuovo mondo di Galatea

Era uno che, invece di andare per il mondo, se ne stava a casa con mamma.

Era uno che se mamma non gli dava l’idea che magari, ecco, forse sarebbe stato il caso di andare a chiedere un po’ in giro dove era finito papà, non solo restava a casa, ma si faceva pure ammazzare dai Proci.

Era uno che se mamma non si inventava lei quella cosa della tela da tessere, avrebbe perso il trono prima ancora di salirci.

Era uno che se il padre non gli diceva ad un certo punto. “Cuccù, bellodemamma, guarda che so’ io!” col cazzo che capiva che quello straniero sospetto arrivato a Itaca era Ulisse.

Era uno che al massimo il padre gli dà l’incarico di nascondere le armi dei nemici mentre lui li ammazza, i nemici, da solo.

Ha detto Renzi che siamo la generazione di Telemaco.

Il problema è che Telemaco…

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Alcune considerazioni sulla Net Neutrality

27 Mag

L’altro giorno mi sono capitate davanti alcune considerazioni intelligenti sulla Net Neutrality, in questi due post:

Uno: http://www.keinpfusch.net/2014/05/la-stronzata-della-net-neutrality.html?m=1

e due: http://www.keinpfusch.net/2014/05/ancora-sui-ciarlatani-della-net.html?m=1

Ora, se parecchie cosette sono ampiamente condivisibili, le conclusioni non mi tornavano, perché pur non essendo un addetto ai lavori non ci voleva molto ad accorgersi e a considerare un pò più che banalmente fastidiosi certi comportamenti nel mondo dei providers, uno fra tutti quello di impedire il traffico Voip e voce da parte di Tim, Vodafone e Wind.

Così ho pensato bene di confrontarmi con Francesco, il mio referente principale nel mondo della tecnologia per chiarirmi cosa mi sfuggisse, e credo ne sia venuta fuori una descrizione della questione in termini sufficientemente approfonditi pur rimanendo anche semplice da leggere.

In estrema sintesi: un conto è fare i conti con le complessità (spesso) intrinseche e (a volte) inevitabili che il mondo di internet comporta, un altro è stare a guardare anche quando esistono comportamenti che nella migliore delle ipotesi sono abusi di posizione dominante e nelle peggiori potrebbero rasentare il delinquere. Quello di internet è un far west che stiamo cercando di colonizzare, e ci sono parecchi ambiti in cui è fondamentale esercitare l’attenzione e chiedere –a volte a gran voce– che vengano rispettati certi principi.

In questo senso il link che Francesco mi ha fornito, che riporta l’intervento di Neelie Kroes (commissario europeo per l’agenda digitale nella Commissione Barroso II dal 2010) lo ho trovato eccellente: http://www.commentneelie.eu/speech.php?sp=SPEECH/13/498

I due pezzi più interessanti del discorso li ho estrapolati:

“And yet it’s clear to me there are problems in today’s internet. The 2011 study by European regulators (through BEREC) showed that, for many Europeans, online services are blocked or degraded – often without their knowledge. For around one in five fixed lines, and over one in three mobile users. It is obvious that this impacts consumers, but start-ups also suffer. Because they lack certainty about whether their new bright ideas will get a fair chance to compete in the market.

“we must ensure transparency. Before you sign up to an internet contract, you want to know key details. What’s included, what’s not; and, in particular, what speed you’ll actually get. Too often those are hidden away in long and complex contracts. That’s not good enough. We all deserve a clear promise before signing up – not a nasty surprise after. After all, when you buy a carton of milk, you don’t expect it to be half-empty: the same goes for 50 Megabit internet.”

—————-

Ecco invece lo scambio con Francesco:

Giampaolo

ciao Fra!
Che ne pensi di questo articolo sulla net neutrality? http://www.keinpfusch.net/2014/05/la-stronzata-della-net-neutrality.html?m=1
a prima lettura mi è parso solido, e ha messo in crisi qualche mia convinzione, eppure…

Francesco
non mi trova d’accordo
a partire dalla parte legata ai contratti per aziende

Giampaolo
adesso le mie orecchie e i miei occhi sono iper allerta
😀
in che senso?
(se sei incasinato resterò curioso per dopo, non ti preoccupare, ma l’argomento è interessante!)

Francesco
il fatto che la Microsoft di turno abbia tanti accessi, introiti e quindi abbia una rete potente, è come un supermercato che fa un grande parcheggio per i propri clienti e si accorda con chi di dovere per avere uno sbocco dalla strada principale

Giampaolo
certo

Francesco
qualsiasi cliente può, presa quella strada statale, uscire, andare nel parcheggio e stare lì
le strade però hanno dei pedaggi spesso
la discriminazione nasce quando Autostrade per l’Italia decide che se io quella uscita al posto di usarla per andare all’Esselunga la uso per andare all’IKEA, devo pagare il doppio
oppure quando decide che solo 50 auto ogni ora possono usare quello svincolo per andare all’IKEA
tutto questo perché magari l’Esselunga ha deciso che vuole vendere mobili e che l’IKEA la danneggia, allora si è accordata con Autostrade per l’Italia

Giampaolo
ok….

Francesco
poi si decide che chi vuole non avere questa limitazione, si mette un bel bollino sull’auto, paga ad Autostrade il dazio, che magari si spartisce questa cifra con Esselunga, e le auto col bollino possono andare tranquillamente anche all’IKEA
oppure la parte del leone, al posto di farla l’Esselunga la fa Autostrade, e minaccia l’Esselunga di far pagare di più i suoi clienti che usano quello svincolo, perché ha il coltello dalla parte del manico
oppure può rivalersi direttamente su Esselunga
quindi, è vero che la realtà delle cose è, come spesso accade, molto più complessa di come viene posta
ma il discorso delle CDN o della banda comprata dalla Microsoft di turno non sposta di una virgola questi problemi
se io sono una azienda, posso anche pagare per una 128Mb effettiva, ma la discriminazione può comunque avvenire, perché nel contratto garantiscono la larghezza del tubo dalla mia parte, non in centro o dall’altra
lui invece la pone un po’ nei termini del negozietto piccolo che non può avere il suo svincolo autostradale gratis per se, e quindi è discriminato

Giampaolo
e su quella incertezza si apre un margine di arbitrarietà quasi “mafioso”.
beh ha scritto anche un seguito: http://www.keinpfusch.net/2014/05/ancora-sui-ciarlatani-della-net.html?m=1 che non ho ancora finito di leggere 😃

Francesco
eh, non volevo usare termini forti, ma…
🙂
diciamo che questo tipo di pratiche, in altri campi, sarebbero perseguibili per legge
ci sarebbero problemi di pratiche concorrenziali scorrette in primis
chi fornisce contenuto, già paga per permettere alle persone di accedere al suo grande parcheggio
e alla strada che lo collega
la verità è molto semplice: gli ISP vogliono fare soldi, tanti soldi, e cercano nuovi modi per farli

Giampaolo
beh non vedo perché non si dovrebbero applicare le stesse leggi qui. mi pare che sia solo una questione di rendere il reato sufficientemente evidente per poterlo perseguire.

Francesco
si, certo
ma è per questo secondo me che da noi queste cose non sono ancora successe
poi c’è anche un problema di “roaming” tra operatori diversi a livello di internet e di tariffe interne che andrebbe un po’ discusso
io come utente della rete, non vorrei ritrovarmi una adsl dove posso navigare a 20 mbit/s quanto voglio su facebook, e ho un tetto di 100 mb mensile a velocità ridotta se scelgo google+
non voglio che un altro isp mi chiami per propormi una offerta opposta
non so, è come se la Toyota mi chiedesse dei soldi perché carico dei mobili del salone del mobile, mentre posso caricare quelli dell’IKEA
o se ATM mi raddopiasse il costo della metro se vado alla Rinascente e non a Spizzico

Giampaolo
sono d’accordo. non mi convince neanche il finale del secondo post, che in realtà racchiude un’etica, anzi un cinismo, che spiega molto dell’impalcatura esplicativa scelta.

Francesco
il difetto di fondo è questo secondo me
dire… tutti i pizzaioli ti danno una pizza un po’ bruciata, quindi è inutile lamentarsi se ora arrivano le pizze per metà nere, non è mai esistita una pizza non bruciata
a prescindere quando hai un servizio che prevede centinaia di gestori, infrastrutture e via dicendo, nascono problematiche di questo tipo
in una minima parte sono tollerabili, piccole, non discriminano realmente
sono quasi intrinseche
è come dire che c’è un problema perché Autostrade per l’Italia ha fatto lo svincolo che esce a 500 metri di distanza dall’IKEA: ok, ma c’era una montagna e tecnicamente non si poteva fare..

Giampaolo
però i baroni dell’ultimo miglio aspirano a fare come la mafia sul movimento terra o sul trasporto

Francesco
ma nessuno ti vieta di andarci
si, esatto
è un po’ il difetto di chi vuole vedere in bianco e nero
la descrizione tecnica è precisa
fin troppo analizzata, perdendo di vista, a mio avviso ovviamente, la questione focale
la discriminazione delle modalità di accesso nel momento in cui un internauta è sulla rete
e non, quando è fuori da questa ad esempio
quello si chiama digital divide
è un altro tipo di discriminazione

Giampaolo
sai che qui non ti ho seguito?

Francesco
lui mette un po’ tutto in un calderone; i problemi sono due
la neutralità della rete e il digital divide
ma sono separati
non tutti possono accedere alla rete, non tutti possono accedervi come vorrebbero (magari la connessione è analogica)
e quindi per loro fornire un servizio diventa difficile
ma questo non è un problema di neutralità della rete
ma di accesso

Giampaolo
ah ok, ho ripreso il filo

Francesco
quindi, è un errore dire “dato che per chi vive su una montagna non si riesce a fare un servizio di streaming fatto in casa, la rete non è neutrale”
è un problema, ma non di neutralità del sistema
sarebbe come dire che alcune zone non sono connesse alla strada, o che c’è una discriminazione forte sul reddito per cui chi guadagna poco non può avere un mezzo di locomozione proprio o accedere ai mezzi pubblici

Giampaolo
scusa ma da quel che capisco io il problema della net neutrality è *solo* relativo all’ultimo miglio. o meglio: per ora lo è, perché i carrier grossi non sono ancora sufficientemente grossi da cambiare la situazione, perché Fastweb è ancora –relativamente parlando– sufficientemente grosso da poter evitare di essere messo in un angolo, ma in futuro la cosa potrebbe cambiare.

Francesco
certamente
(Fastweb è un buon esempio tra l’altro perché blocca il traffico SIP che non sia verso i propri server🙂 )
Francesco

Giampaolo
Ah ecco. in pratica: per ora magari non sono portati a farlo, e certamente non dicono di farlo perché altrimenti i clienti cambierebbero, ma per quanto ne sappiamo potrebbero già farlo adesso.

Francesco
già

Giampaolo
già il fatto che non si possa fare traffico voip su tim, vodafone e forse anche Wind lo trovo una vergogna.
banale, ma un fatto

Francesco
già
io su noverca non ho questa limitazione, un tempo l’aveva solo la tre
ma che ci vuoi fare, Wind ti fa tariffe a prezzo bloccato per 5 anni, le cambia il giorno dopo a chi le ha già sottoscritte e l’authority non dice niente..
eh..
in Italia manca una authority delle telecomunicazioni normale
la loro preoccupazione è scavalcare la magistratura per quanto riguarda la censura dei siti che contengono materiale che potenzialmente può violare il diritto d’autore
insomma, siamo messi malissimo da questo punto di vista
io do molta importanza a queste elezioni europee, sono molto curioso di vedere le nomine dei nuovi commissari (che alla fine sono quelle che contano)

Giampaolo
beh come con quasi tutte le attività governative. se le spartiscono come favori fra partiti, mica possiamo aspettarci niente di meglio. non mi sento sempre così, ma a volte se trovi persone competenti e integre in posti dove è previsto esercizio di potere ti sembra che sia accaduto un miracolo.

Francesco
hehe

Giampaolo
sarei tentato di pubblicare questa nostra conversazione in una pagina del blog e rispondere al tipo, e al mio amico che me la ha segnalata. mi sono chiarito un po’ di cosette e mi pare di aver imparato un altro po’. 😃

Francesco
io personalmente sono rimasto piacevolmente stupito dall’attività di alcuni commissari che ora sono a fine mandato (la Reding e la Kroes, tostissime), quindi spero per il futuro
ouch, addirittura🙂

Giampaolo
si quelle due sono sembrate competenti e toste anche a me
😀

Francesco
http://www.commentneelie.eu/speech.php?sp=SPEECH/13/498
io penso che estrapolare punti da un discorso come questo sia una risposta sicuramente migliore della mia
Francesco

Giampaolo
la mia sensazione era quella che abbiamo descritto qui, ma le opinioni sono abbastanza facilmente manipolabili, sopratutto se la complessità dell’argomento è considerevole. ne so qualcosa, dato che assisto abbastanza basito a certe discussioni sul signoraggio o sul complottismo nel campo della politica monetaria –che invece conosco molto bene, avendola studiato con Monti e avendo lavorato sui mercati per 15 anni. ogni tanto provo a scriverne, ma per ora non direi di esser riuscito a chiarire le idee a molti 😀

Francesco
heheeh
c’è molta confusione
e lo vedi anche con la storia di bitcoin
che molte persone non hanno idea di cosa sia una valuta
(parlo io che sono profano, ma due cose messe in croce, come un qualsiasi cittadino che si informa, penso di saperle)

Giampaolo
ci fosse solo quella: c’è disinformazione professionale. come in questo caso: gli ISP hanno tutto l’interesse a deviare la discussione verso certe direzioni, come il mondo dei banchieri (quantomeno della maggior parte) ha interesse a che non vengano presi provvedimenti verso certe persone o attività. confondendo sufficientemente le acque e deviando l’attenzione dai veri problemi, riescono a far passare impuniti certi reati. non solo, ma riescono a far sentire sotto accusa dell’opinione pubblica –nel gran calderone del complotto — anche quei soggetti che invece potrebbero –se incentivati dall’opinione pubblica e non presi di mira– prendere i provvedimenti necessari.

Francesco
🙂
ora ti devo lasciare
Francesco

Giampaolo

in quel campo lì credo di saperne più o meno come te nella tecnologia…
se non hai nulla in contrario quasi quasi faccio un micro editing e pubblico 😉
ti assicuro che per i lettori italiani sarebbe un gran buon materiale

Francesco
no, fai pure, temo di essere saltato un po’ di palo in frasca e di essere andato un po’ troppo a ruota diciamo, quindi temo che un editing potrebbe essere più dispendioso che estrapolare e riscrivere qualche punto, o riprendere parti di discorsi più strutturati, come quello che ti ho passato
comunque fai pure
🙂
Francesco

Dieci cose sul risultato delle Europee

26 Mag

ilNichilista

Considerazioni sulle Europee a caldo, a tarda notte e al risveglio:

1. Renzi con 20 punti di vantaggio su Grillo non se lo aspettava nessuno. Nessuno. Il che significa che abbiamo sbagliato tutti, un’altra volta, a capire il Paese.

2. Dato politico da non sottovalutare: Berlusconi questa volta è davvero politicamente morto, e con lui il centrodestra italiano.

3. Scelta Europea è semplicemente scomparsa, e con lei probabilmente tutto un progetto politico che sembra già provenire da un’altra era, passata.

4. Il MoVimento 5 Stelle ora ha un problema serio: la sua non-leadership deve gestire una prima, vera sconfitta. Sonora (meno 2,5 milioni di voti rispetto alle politiche), e anche più grave perché giunge dopo che si è lanciato un guanto di sfida, si è sbeffeggiato il nemico, e il nemico ha stravinto. Grillo poi aveva detto che se ne sarebbe andato in una circostanza di questo tipo, e questo…

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Stay away from Bitcoin

20 Apr

Why you should not risk it, and you should not support something that will hurt many people.

This made me decide to write:

Gary Vaynerchuk intro at SXSW

The interesting piece is between 38:51 and 39:41. If it does not start playing there please know that I tried to make it work a dozen times, and forgive me.

Bitcoin is a collectible item.
It is not a currency.
It will never be.

What makes a currency such, is a mechanism called “Legal tender“, where Legal tender is “a medium of payment allowed by law or recognized by a legal system to be valid for meeting a financial obligation.” (1).
The only known examples of currencies which worked without being legal tender were the Iraqi Swiss dinar and  the paper money issued by the Confederate States of America during the American Civil War.

Who can establish a Legal tender? A government. Legal tender issues have to be ascertained (you need courts) and enforced (you need police). Unless you have both, you cannot establish a legal tender.

Why do you need legal tender? To make the example real: let’s say you own 10.000 Bitcoins (today they are worth 501 Us$, i.e. 5,010,000$), and you enter into a transaction where you want to buy a mansion worth 5 million $. Because the Bitcoin is not legal tender, when you offer it to the home seller he might refuse. Whereas if you provide him with a 5 million Us$ payment, he can’t.

If you do not have legal tender, you might end up with those 10,000 bitcoins worth… 0 (zero). In fact, they are the perfect ingredients of a Ponzi scheme (2). “The perpetuation of the high returns requires an ever-increasing flow of money from new investors to sustain the scheme.” As soon as such flow withdraws, you are left with nothing.

“Oh but this is internet money, no one owns it”. LOL. You can bet that someone has benefited, and is benefiting, from the rise in its value. The first seller of a crisis is the winner. Most remain with a worthless currency in their hands.

“Yes, but until people are willing to accept it and/or there is a market…”. Have you ever ascertained the value of that “until” word? Even real currencies –with governments backing them up– have fallen prey to very serious losses of confidence (hyperinflation and the fall of the old Deutsche Mark opened the doors to Hitler; the dollar risked seriously in 1971 when the US exited the Gold Standard; I personally witnessed the European currency crisis of 1992/93 in the first real job of my career), what protects you if you lack legal tender? You are running on very thin, actually borrowed air.

“What if Google or some other internet giant buys it?” It would not make a difference, because even the largest corporations in the world do not have the authority to make it legal tender. It sure would increase its credibility, yet if Charles de Gaulle could make the US Government abandon the Gold Standard, or George Soros and a few large speculators kicked the British Pound out of the European Exchange Rate Mechanism (ERM), it would be much easier to make the Bitcoin falter.

“Why it will never be a currency?” For a country to make it worth making it a legal tender they would need the ability to print it. To maintain a legal tender is extremely expensive, because you need to be able to enforce it. Plus: why would any government give up the benefits of printing money, called Seigniorage (3), in exchange for nothing?

“It’s such a cool project, away from banks” Wake up: who would exchange your bitcoins? Have you ever traveled through an airport and glanced at exchange rates? If you did, you might have noticed that the difference between the price currencies are purchased and the one at which they are sold is often in excess of 15%, making it an extremely profitable business. Create a new currency, and you will have created such a business.

“The number of bitcoins is fixed, they can’t lose value” Sorry, their intrinsic value is zero. It does not matter how many of them are around, they are worth something until you find a buyer, and that might end soon.

“But you said they are a collectible” True, yet notice the difference between an old Rolex watch or a Picasso painting and a bitcoin. You could question the value of the first two, but they usually carry two characteristics: rarity and beauty, which make many people compete for them. Take out the expectation that the bitcoin will rise in (let alone keep its) value, and you are left with nothing at all.

By the way: did you notice that even if banks lost immense amounts of money in the past 10 years we did not have neither deflation nor inflation, actually we even had a little bit of growth, here and there? It took us approximately 100 years to figure out how to run appropriately the so called “monetary base” (*), and we decided it was plain stupidity to have a fixed monetary base because we keep inventing new brilliant things, and unless we want to compete for the same restricted pool of coins, we should accommodate for those. Why would we ever go back to a fixed number?

(1) http://en.wikipedia.org/wiki/Legal_tender
(2) http://en.wikipedia.org/wiki/Ponzi_scheme
(3) http://en.wikipedia.org/wiki/Seigniorage
(*) Please note that the monetary base management has limited abilities: it cannot counter balance political and fiscal mismanagement by governments, nor neutralize extremely poor business practices.

Innovazione, storytelling, scuola e consapevolezza

16 Feb

Oggi assistiamo ad una nuova spinta innovativa. Ci troviamo all’interno di un moto propulsivo straordinariamente potente, che si è avviato anni fa, e che probabilmente è solo all’inizio. Come mai però non ci sentiamo in maniera conseguente? Negli anni 60 era ovvio a tutti!
Perché sono cambiate le caratteristiche morfologiche degli innovatori, e questi ultimi non vengono raccontati.

In passato gli innovatori erano persone che lavoravano nel “garage di casa”, oppure avevano a disposizione discreti capitali. Oggi no: lo sforzo di innovazione ha bisogno di cose diverse. Restando sui due casi semplici garage/capitali, in passato rispettivamente le competenze erano gestibili individualmente, oppure l’abbondanza economica poteva risolvere i problemi che l’innovazione presentava.  Oggi tutto, o quasi, quello che si poteva fare con quegli strumenti è stato fatto. C’è bisogno di molto di più: perché accada l’innovazione serve una combinazione sofisticata di elementi, e l’organismo “umanità” si sta adattando.  Non è più possibile ad un singolo affrontare la complessità che innovare comporta oggi, nè un semplice investitore/imprenditore può fare affidamento sulle proprie ricchezze per creare qualcosa che non si disgreghi immediatamente alle intemperie della competizione e della crisi.
Specifichiamo meglio: non che il singolo non possa essere il pivot o il coordinatore di un movimento complesso, ma non può farlo “da solo” nel senso tradizionale del termine, cioé prendendosi tutte le responsabilità e i meriti, decidendo tutto e facendo eseguire le proprie decisioni giù per tutta la catena del valore. Quell’innovatore oramai assomiglia sempre più ad un tirannosauro.

Sta accadendo invece che il talento ha cominciato ad aggregarsi in forme nuove, molto più potenti e fluide di prima. Gli innovatori spesso sono innovatori seriali, si aggregano con altri talenti, magari solo temporaneamente –perché non si sa mai che cosa potrebbe portare il futuro– ma in modo mediamente molto più efficace di prima. Le competenze sono sempre state alla base del successo, ma ora sono sempre più rilevanti le reti di rapporti (toh, la traduzione di social networks), che valgono molto anche in forma digitale, la capacità di gestire i rapporti che si creano al loro interno, la capacità di convincere ma sopratutto di trasmettere l’entusiasmo, o quella di cogliere il genio altrui e arricchirlo con il proprio. Questi sono gli ingredienti della benzina dell’innovazione.

Intendiamoci, mica è un tema nuovo. Credo che gli esempi si potrebbero trovare fin dall’inizio delle interazioni umane sociali. In tempi recenti Bill Gates aveva capito che il team era tutto anche quando lanciava l’MS-Dos , e financo Berlusconi. Tenendo stretti, delegando potere e rendendo ricchi i loro collaboratori più fidati hanno costruito imperi. La differenza è che mentre allora il team ancora era sopratutto un vantaggio competitivo, oggi é semplicemente un pre-requisito. Con l’aggiunta che mentre allora la ricchezza era il fattore motivante numero uno, oggi non lo è più. Pur essendo ancora importante, diventano sempre meno le persone disposte a tollerare eventuali effetti collaterali come i problemi con la propria coscienza, il bullying (cioè di essere schiacciate emotivamente), le eventuali conseguenze di associazione a fatti o situazioni pubblicamente riprovevoli. Anzi, a dire il vero si sta addirittura affermando il “lo faccio se mi va di farlo”, e la componente di avere un impatto può addirittura mettere in ombra quella economica.

Chiunque abbia provato ad innovare in tempi recenti sa che il principale problema che si trova di fronte è il sourcing. Tradotto significa: trovare le risorse adatte a realizzare l’idea, o a svolgere il compito che ci si è prefissi. Poiché ormai sono molteplici e molto importanti le competenze specifiche necessarie a realizzare qualcosa di davvero innovativo, è necessario prima di tutti saper aggregare un team.
Provando non si può non aver incontrato il paradosso per cui o le risorse che si incontrano sono in grado ma non vogliono oppure non sono in grado. Nel primo caso esse sono già ampiamente impegnate e quindi difficili da convincere oppure dispendiose, magari ben oltre la soglia di convenienza economica o di rischio accettabile per una innovazione, intrinsecamente rischiosa. Le seconde mancano della competenza, oppure presentano una attitudine emotivo/psicologica del tutto inadatta alla fase di startup di una idea imprenditoriale, cioé andrebbero trascinate invece di essere autonomamente propulsive.

Eppure questa realtà non è stata ancora fotografata con efficacia: è di non più tardi di qualche giorno fa l’affermazione di John Elkann sui giovani che “non hanno un lavoro perché stanno bene a casa”. Che mi ricorda un altro celebre faux-pas, quello di Tommaso Padoa Schioppa. Non che io voglia sottoscrivere quelle parole, che hanno una forma poco felice (anche se potrebbero esser state riportate così, ahimé), ma puntano chiaramente all’ultimo punto appena evidenziato.

Quindi veniamo al vero problema: mi pare che in questo momento ci sia in corso una rivoluzione, che forse per mancanza di strumenti interpretativi non viene per niente raccontata. Né mediamente metabolizzata a livello di consapevolezza individuale, tantomeno collettiva.
Se poi chi racconta non si accorge di ciò che succede, o se ne accorge ma non sa come raccontarlo, è difficile che chi governa a) si accorga e b) anche se ne accorgesse, possa cambiare le cose, le quali si cambiano solo se si può contare sul consenso (*).

Attenzione perché ora viene il meglio: da circa un anno e mezzo sto affrontando una situazione molto spiacevole a scuola di mio figlio. Cosa c’entra con quanto sopra? Avevo avvisato che arriva il meglio.

Il problema è vecchio come la scuola stessa. Mio figlio sta antipatico a una insegnante, che lo prende di mira. A essere precisi lui forse viene preso di mira un filo più di altri perché non accetta l’autorità che deriva dalla forza, ma solo quella che viene dal potere interiore, ma l’insegnante è nota per essere una specie di centrifuga per tutti i ragazzini o le ragazzine che non si lasciano addomesticare. Con conseguenti mal di pancia dei malcapitati e dei rispettivi genitori.

Da circa 15 mesi cerco di risolvere il problema, segnalando alle autorità scolastiche le cose più gravi e più tristemente “antiche”, come l’impiego di voti a fini disciplinari o il mancato rispetto di minimi sindacali di pedagogia come il non sottoporre i ragazzini a prove multiple o inutili stress come il confrontarli come se fossero reclute al CAR (stiamo parlando di seconda media).  L’anno scorso segnalavo in qualità di genitore, quest’anno anche in qualità di rappresentante, insieme ad altri tre. I risultati sono finora stati nulli.  Questo avviene in un contesto almeno a parole e per fama, di assoluta eccellenza.  Contesto nel quale i ragazzini studiano una quantità di nozioni spaventosa, alcune delle quali ai miei tempi venivano affrontate da pochi studenti in ambito universitario (vi farei leggere un pezzo sulle istituzioni Europee, che ho avuto il privilegio di studiare con Monti quando venivano da lui progettate, che qualcuno pretenderebbe di far capire a ragazzini di 12 anni in tre giorni con un paragrafetto, quando ci vorrebbe un mese di esempi e spiegazioni).

In sintesi stiamo insegnando ai ragazzini: un mare di nozioni, ma anche che i leader possono fare e dire quel che vogliono senza pagarne le conseguenze, che sfidare l’autorità e il modo corrente di fare le cose è idiota e autolesionista. Con buona pace dei Pink Floyd che nel 1978 cantavano “We don’t need no… education”. E dell’innovazione.

Si perché il modello è vecchio. Il modello vincente è quello di Maria Montessori (scuola dove sono andati Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google).

Ma qual’è il nesso?

La consapevolezza!

Oggi il cambiamento avviene ormai solo grazie alla conquista dei cuori delle persone — come avrebbe sempre dovuto accadere, e come è accaduto, in realtà, ma non abbiamo saputo capirlo e vederlo né accettarlo né, sopratutto, dirlo! –, mettendo in mostra i propri punti di forza (entusiasmo, passione e amore, ad esempio?) e le proprie debolezze (*2), chiedendo alle persone di seguirti, magari mostrando loro la strada e non imponendolo. Sempre Google: il 20% del tuo tempo qui da noi lo puoi passare facendo quel che ti piace; ti mettiamo il biliardino e il ping-pong, perché a) tu abbia entusiasmo di venire a lavorare e b) perché le idee migliori vengono quando sei molto rilassato e magari pensi ad altro (cit: Einstein davanti allo specchio alla mattina mentre si rade la barba). Youtube e Google Maps sono nate proprio grazie a questo “spazio” di scelta personale dato ai loro dipendenti, che a quel punto diventano ciascuno un propulsore potente.

Questa si che è innovazione imponente: cambia il modo di far girare la ruota, perché quello vecchio non la muove più di un millimetro. Cominciamo a raccontarlo?

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(*) Per inciso credo che oramai lo storytelling sia diventato strumento irrinunciabile delle abilità di governo. Vedi il fallimento grave del governo Monti, avvenuto nonostante il fatto che probabilmente ci abbia salvato (chiarendo ai nostri partner quattro cosette fondamentali sulle dinamiche di crisi e di contagio, che li hanno convinti a smettere di metterci in difficoltà come facevano prima)

(*2) Si le proprie debolezze. Per capirne il valore, suggerisco di dare una occhiata alla spiegazione magistrale di Brenée Brown a TED:  http://www.ted.com/talks/brene_brown_on_vulnerability.html